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Warriors under 15: più che un progetto, più che una squadra ....un orgoglio di appartenenza.

I giovanissimi guerrieri si sono ritrovati dopo la prima esperienza del Bowl dello scorso sabato, nel quale hanno perso il primo incontro e vinto il secondo.
L'aria era quella di chi ha iniziato, magari quasi di colpo, a rendersi conto che qualcosa era cambiato.
C'era nell'aria una lieve sensazione di fare parte di un qualcosa insieme ai ragazzi più grandi che non sempre si conoscono personalmente e che fino alla scorsa settimana si andavano solo a vedere dalle tribune dello stadio.
Lo sguardo di molti era quello di coloro che iniziavano a comprendere di essere parte dei guerrieri, di quelli che giocano e che vestono la mitica maglia blu o bianca che altri ragazzi prima di loro hanno indossato con orgoglio.
Da poche ore ci sono tredicenni, quattordicenni e quindicenni che sanno di rappresentare un gruppo o ad una comunity (come si dice in inglese, tanto caro a chi fa dell'american football e non del calcio americano).
La sensazione, girando tra quegli sguardi a volte anche un po' timidi, era però quella di sentirli trasmettere il chiaro messaggio di coloro che hanno in dotazione il casco e la spalliera, di coloro che sabato hanno "picchiato" per davvero. E lo hanno fatto urlando forte il nome Warriors davanti ai genitori e ai nonni accorsi con macchine fotografiche e telecamere ad assistere a questa strana passione che ha coinvolto il figlio/nipote.
Proprio loro, quei parenti che hanno sfidato un bel po' di freddo per capire cosa poteva passare per la testa del proprio rampollo che dava e riceveva spinte e testate.
"Ma cosa ci può essere dietro a tanta emozione e tanta adrenalina ? Ma non sarebbe stato meglio se avesse continuato a giocare a calcio o a basket ?".
Eppure qualcosa, tra questi ragazzi, sta cambiando e ben presto, per chi avrà la costanza di continuare, i cambiamenti saranno ancora più evidenti.
Ma perchè bisogna giocare per proteggere un compagno di squadra, non ci può pensare da solo? Perchè un allenatore mi urla nelle orecchie quando sbaglio, poi mi fa l'occhiolino mentre mi sto allontanando? Perchè devo stringermi con tutti gli altri e gridare forte il nome del mio team?.....Forse perchè quando mi faccio queste domande significa che sto iniziando a capire cosa significa football americano, che cosa vuol dire raccontare ai miei compagni di classe che io sono un Warriors, che io mi alleno tra gente che è campione d'Italia e che mi allunga il pallone se mi cade per terra, mi da una pacca sulla spalla se sbaglio, me se ripeto l'errore allora si arrabbia, non perchè io non capisco, ma perchè non sono concentrato in ciò che faccio.
E così, con questi pensieri, torno a casa perchè la mamma mi dice che non devo fare tardi, quindi mangio e vado a letto veloce, domani c'è la scuola ed è quello il mio primo dovere, non devo assolutamente scordarlo; però.....che pacca che ho tirato al numero 53, sarà ancora li che si sta domandando se gli è atterrato addosso un Boing 747.
That's football