
Sconfitti i Warriors a Bergamo.
Anche contro i blasonati Lions finisce con una sconfitta la partita dei guerrieri bolognesi. Il risultato è, ancora una volta, molto vicino: Bergamo 38 Bologna 33, e sul campo i Warriors non hanno solo contrastato la forza avversaria, ma per tanto tempo sono anche stati davanti.
La cronaca dettagliata della partita può essere letta sugli organismi ufficiali (IFL e FIDAF) che si esauriscono con un laconico Warriors 0 6, ossia sei partite giocate tutte perse.
La classifica e le relative statistiche sono chiare e lampanti; per 6 volte la difesa ha incassato più td. di quelli fatti dagli attacchi avversari o, se si vuole leggere in maniera differente, per 6 volte l'attacco ha segnato meno di quello degli avversari.
Dietro questa lettura, che nel football americano come nella vita normale, significa il successo o meno di un'impresa, si può tranquillamente affermare che i Warriors Bologna hanno fallito ogni loro traguardo.
E' veramente difficile ribattere ad una affermazione di questo genere, se non considerando, però, un aspetto poco visibile dal di fuori, ma forse importante per esprimere un giudizio più completo.
Un roster composto da tantissimi ragazzi, tutti desiderosi di giocare con l'effige guerriera sul casco, all'inizio di questo anno ha raggiunto il numero di oltre 135 ragazzi, tutti vestiti, tessarati, assicurati; naturalmente le esperienze erano veramente diverse, così come le capacità tecniche e l'esperienza maturata.
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I vertici della società, da sempre impegnati nella divulgazione del football americano, non se la sono proprio sentita di imporre una scelta impopolare in quel momento; ricordiamo serate dove oltre 120 ragazzi (compresi l'under 15 ed il reclutamento) creavano un grande spettacolo ma anche disorganizzazione che non consentiva ai tanti allenatori di sfruttare uno spazio idoneo a trasmettere il loro modo di insegnare football, di viverlo con i ragazzi, e, malgrado le differenze di età, di fermarsi per ore a parlere di placcaggi, bloccaggi, lanci e ricezioni.
In quelle serate, tra tanti problemi, si è però costruito un nuovo modo di essere un'associazione sportiva, dove ognuno potesse avere una propria possibilità, dove anche chi non poteva allenarsi passava ugualmente un paio d'ore insieme ad amici a fare due chiacchere e bere una birra.
Su questo gruppo sono state spese tantissime parole, alcune a favore delle scelte più gogliardiche della società, altre più critiche sulla possibile mancanza di un programma "vincente".
A giudicare dai risultati ottenuti certamente non si può dare torto a chi pretendeva più selezione, più disciplina e maggiore interesse verso la serie A, ma a distanza di tempo e malgrado i risultati, oggi i Warriors hanno consolidato un qualcosa di tanto grande ed imponente quanto di semplice: un gruppo. Un vero gruppo che da mesi (forse troppi) sta pagando la politica di far crescere tanti a scapito dei soli migliori. Ed è proprio per questo che, girando per tutta l'Italia, in questi due ultimi campionati, ogni qualvolta che alla fine della partita le due squadre si salutavano in campo si ripeteva la stessa storia; i vincenti, gli altri, in meno giocatori, molti dei quali con capelli imbiancati, fisici più strutturati, ma appagati della vittoria della battaglia, dall'altro una sfilza di guerrieri, alcuni giovanissimi che si emozionavano di fare parte di questa situazione, ma che trasudavano l'orgoglio di chi oggi è solo una comparsa ma domani...chissà?
E cosi, anche il campionato di serie A 2010, non vedrà i Warriors nei playoffs, al contrario li vedrà lottare sabato sera, 15 maggio ad Ancona, per la penultima posizione, malidicendo tutti quegli errori commessi, quelle chiamate arbitrali ritenute contrarie, quelle indecisioni degli allenatori, quegli americani che non hanno reso come auspicato, quei compagni assenti per infortuni vari o per semplice scelta.
Ma così è la vita e per craere un gruppo, bisogna imparare a lavorare sodo da un lato e imparare a dirigere dall'altro, e tutti insieme si riparte da piccoli obiettivi per formare le basi sempre più solide per futuri traguardi importanti.
Quella di sabato sera contro Ancona sarà una delle tante partite, da cercare di vincere come risultato ma anche come team, come volontà di ripartire dai propri errori, come dimostrazione, alla società stessa, di essere in fondo alla classifica, ma sempre pronti a dare il massimo e già con un nuovo obiettivo per il domani.
Il campionato 2011, in un certo modo, è già alle porte e le scelte verranno fatte analizzando pregi e difetti di quello del 2010, con la ferma consapevolezza di possedere il più grande pubblico in Italia, l'amicizia di tanta gente ed il rispetto che una ultima della classe fatica molto a ricevere generalmente, ma che per i Warriors è insito nel loro DNA da parte della Bologna sportiva, da parte dei ricordi di tanti ex che il football americano lo hanno praticato e di quelli che, con orgoglio mandano i propri figli nella stessa organizzazione cercando di fare rivivere loro alcune di quelle sensazioni provate decine di anni prima, quando i Warriors erano i campioni.
Malgrado tutto i guerrieri ci sono e ci saranno, oggi e domani, con chi li ama e anche con chi li ritiene dei perdenti, perchè è solo conoscendoli che se ne possono apprezzare le qualità.
La dirigenza.











