
Warriors 9: una finale di conference amara per i guerrieri, ma resta una stagione esaltante.
Peccato; le Aquile di Ferrara hanno negato ai Warriors l'accesso al Ninebowl, dove affronteranno i campioni in carica dei Crusaders di Cagliari. In truth there are several men and women who do find out about replica tag heuer watches uk plus they far too have not managed to determine when the watch is often a swiss fake or maybe a a fact just one. high quality replica watches are the best answer if you fail to manage to buy so costly initial Rolex and Breitling timepieces.So far as the looks and finishing is involved, these wholesale replica watches uk give their authentic namesake a operate regarding their hard earned cash and as much as retaining time is involved, you could be assured that your replica rolex watches uk will do not ever fail you.
Bologna ci ha creduto, primo perchè la squadra è veramente forte, poi perchè quello che è nato al di dentro del team va anche oltre il puro aspetto sportivo.
Questa formazione, i cui primi allenamenti sono iniziati verso novembre dello scorso anno con non poche difficoltà, con ancora parecchi ragazzi non disponibili per questo impegno, con un coaching staff preoccupato sul fatto di disporre di forze insufficienti ad affrontare un campionato italiano, ha visto giorno dopo giorno accrescere la volontà dei ragazzi che hanno deciso di iniziare veramente, di mettersi in gioco e di dare la disponibilità necessaria a costruire le basi di questo progetto.
Anche la società del presidente Benassi, potendo disporre di un roster numeroso e grazie alla scelte condivise dei due capi allenatori Argondizzo e Mangiafico, ha contribuito a creare questo team, molto del quale si è formato quasi da solo, su volontà dei singoli che ne hanno costruito il profilo agonistico.
A gennaio, poco più di un mese dall'inizio, lo staff ha avuto la squadra al completo, e dal quel giorno è nato il vero team.
Obiettivo per il 2011? Difficile da determinare, per qualcuno sarebbe bastato costruire le basi di una squadra vera, per altri riuscire a mettere il piede nei playoff (considerando che si veniva da un 2010 con risultati molto deludenti), per altri ancora la costruzione del roster avrebbe anche potuto portare a dare fastidio ai grandi team della conference. Probabilmente solo in pochi ritenevano che si sarebbe potuta giocare la finale di conference con formazioni che già da qualche anno si erano attrezzate per questo risultato.
Quindi, bisognava iniziare a lavorare duro da subito, senza pensare molto a dove i Warriors sarebbero arrivati anche perchè, a quel tempo, non si conoscevano neanche le reali capacità di questo gruppo.
Un lavoro straordinario è stato fatto da tutto il coaching staff che ha iniziato immediatamente ad allenare con intensità agonistica per recuperare parte di quel tempo perso nei mesi precedenti.
Una figura fondamentale sarebbe stata quella del cosiddetto team manager, l'uomo che doveva rappresentare la dirigenza dentro la squadra; e qui è arrivato il primo grande td. della società con la disponibilità di Massimo Mazzanti che ha portato sulle proprie spalle un fardello pesantissimo di discussioni, chiarimenti, delusioni ed esaltazioni che un team di football americano vive durante la preparazione ad un impegno così importante: un campionato italiano.
Finalmente sono arrivate le composizioni dei gironi e per i Warriors, oltre ai Knights di Persiceto, sono state inserite le formazioni della zona ligure/toscana, poco conosciute ma certamente più esperte dei bolognesi per questo livello di gioco. E da questo punto di vista, la fortuna è venuta incontro ai guerrieri con la decisione di alcuni ragazzi delle vecchie serie A di fare parte del nuovo team Warriors 9 (queste figure saranno poi fondamentali nei successi seguenti, e non solo dal punto di vista agonistico, quanto anche da quello motivazionale).
Quindi 6 partite di regular season che si potevano immaginare sempre in salita in quanto non c'era la certezza della tenuta del team nel medio periodo.
E qui i singoli ragazzi hanno fatto la differenza tra una buona squadra ed un team vincente. Merito certamente alla società nel suo insieme, agli allenatori, al team manager, ma, più di tutto, ai ragazzi che hanno raccolto un'eredità pesante dei Warriors 2010 dalle molte sconfitte e l'hanno fortemente voluta trasformare in un Winner Team. Partita dopo partita, allenamento dopo allenamento, i vecchi "senatori" si sono sentiti sempre più attorniati non da giovani inesperti, ma da veri giocatori di football ed il dialogo tra ogni reparto ha funzionato alla grande, fino a creare anche quelle amicizie fuori dal campo che contribuiscono fortemente a costruirne la mentalità.
Il resto è cronaca; una regular season perfetta (6 su 6), un primo turno di playoff contro i Seamen, squadra difficile, passato alla grande, poi quelli considerati (forse) i numeri uno, almeno dalle statistiche nazionali: i Bills di Cavallermaggiore. Oltre che aver avuto l'occasione di conoscere una nuova zona geografica d'Italia per molti ragazzi, la partita ha dimostrato cosa significa unione, forza, determinazione che solo in pochi sono in grado di esprimere. Qualche infortunio molto pesante che ha causato alcune assenze importanti, ma la battaglia, perchè quasi di guerra si parla, è stata vinta dai blue bolognesi con un cuore grande come campo da football, nel quale si sono individuati tutti i giocatori e gli allenatori.
Poi sabato sera la finale di conference. Solo due squadre su 18 ci sono arrivate (le altre che erano presenti hanno comunque pagato un biglietto d'ingresso). Le Aquile hanno sbagliato di meno ed hanno meritatamente vinto la partita. Poi si analizzeranno gli errori dei singoli, le cose che non hanno funzionato e quelle che si sarebbero potute fare ma non si sono fatte. Ricordiamoci che tutto si svolge in due ore di tempo, e non ci sono sempre le opportunità per fermarsi a pensare, valutare al meglio, confrontarsi e ripartire. Le Aquile hanno giocato al massimo ed hanno vinto, niente da dire.
Questa volta saranno i Warriors che, se vorranno andare a vedere il Ninebowl, dovranno pagare il biglietto, ma di sicuro non lo avevano già comperato in prevendita fino ad oggi.
Chi c'era e chi ha potuto notare il dopo partita ha visto il significato di TEAM. Un team ha giocato; i Warriors; un team ha perso; i Warriors.
La delusione è stata grande, sarebbe sciocco negarlo, ma assistere all'abbraccio di ragazzi e veterani con gli occhi lucidi (vero Furby) , vedere uomini che non si capacitavano ma incoraggiavano i più giovani (vero Magro), sentire atleti affermare che a 39 anni era la prima finale di Conference giocata, ma non vedere l'ora di giocarsi già la prossima (vero Orsi), vedere i nuovi arrivati nel team togliersi le fasciature con le lacrime agli occhi ed ancora i segni della "battaglia" ma dichiarare adesso vedremo cosa succede in under 18 o in under 21....e tante altre piccole ma significative scene di vita di squadra, vita di amicizia e coesione.
Infatti per molti di questi ragazzi ricomincia quasi subito un'altra avventura, quella delle giovanili nelle quali la società bianco/blu è, da sempre, attesa ad altre storie vincenti.
Il capo allenatore, Toni Mangiafico, a fine partita ha detto ai ragazzi che il primo colpevole della sconfitta era lui stesso. E' vero, nel football, come nella vita, ci sono dei ruoli e delle priorità: un capo è responsabile dei suoi assistenti, i quali sono a loro volta responsabili dei reparti che allenano.
Ma possiamo dire, senza ombra di smentita, che di queste colpe, caro Toni, te ne vorremmo dare tante altre, perchè solo 4 squadre su 35 in tutta Italia, ieri hanno giocato.....le altre erano già in vacanza.
Poi, piano piano, con qualche magone, i ragazzi sono rientrati negli spogliatoi, una veloce doccia, mangiare qualcosa al volo al bar dello stadio, e sul pullman a parlare dell'occasione persa, ma anche di dove si sarebbe passata la serata per "esorcizzare" la sconfitta.
E solo al rientro verso Bologna le risate sono ritornate nei visi dei ragazzi al racconto di come, qualche minuto dopo la sconfitta, già alcuni di loro erano stati avvicinato da Marco Panichi dei Doves che, sottolineando la negatività della gara, proponeva soluzioni migliori per questi giocatori nella società da lui allenata.
A quel punto, pur restando l'amaro in bocca a tutti è tornato in mente che anche nei momenti di maggiore sconforto, c'è sempre qualcuno al mondo che sta molto peggio di te.
Un grazie di cuore ad ogni giocatore, allenatore e dirigente (nessuno escluso) per questa bellissima esperienza, per questa fantastica storia sportiva e di amicizia tra giovanissimi, giovani e uomini che hanno tutti concorso indistintamente a creare quel sogno divenuto realtà.
That's football











