
Intervista a Mattia - Young - Parlangeli
Wide receiver N.89 dei Warriors Bologna
Premiato miglior ricevitore italiano 2012 di football americano
Per prima cosa età, ed inizio della carriera.
Classe 1988, farò 24 anni in agosto; primo allenamento settembre 2005
Il tuo primo allenatore?
Under 18 – 2005. Uno dei grandi in Italia: Reggie Greene, allora in forza ai Warriors; uno tosto veramente.
La tua prima vera azione in serie A ?
Un esordio con il botto. Ad Amburgo in Germania nel 2006 contro i Blue Devils in occasione della prima partecipazione dei Warriors all’Euro Bowl.
Hai toccato il pallone?
Assolutamente no; per essere onesto credo che gli avversari non si siano neanche accorti che ero entrato in campo.
Poi quando il tuo vero primo riconoscimento?
Sempre nel 2006 nella formazione under 21: Campioni d’Italia contro i Marines e MVP dello Young Bowl
E da lì un crescendo di esperienza ?
Certo; in ogni campionato, giovanile o senior, ho appreso sempre qualcosa di più fino a d oggi, e ancora tanto devo lavorare.
Quali sono le doti per un ricevitore aperto e profondo come te ?
Una buona velocità di base, due buone mani e, importantissimo, la conoscenza perfetta di tutte le tracce da correre. Forse è proprio così che si fa la differenza.
Cosa significa ?
Che un ricevitore può essere velocissimo ed avere una presa eccezionale, ma se non si fa trovare al posto giusto al momento giusto, ogni sforzo è inutile.
Perché un ricevitore e non un altro ruolo ?
Chissà; forse perché mio padre mi parlava bene di questo ruolo, anche lui ne sa qualcosa, oppure perché la prima volta che mi hanno lanciato un pallone l’ho preso al volo, e così……
Al Super Bowl 2012 ti hanno premiato come miglior ricevitore d’Italia; cos’hai di più dei tuoi competitors ?
Innanzitutto anche una dose di fortuna, perché in giro per l’Italia ci sono tanti ragazzi veramente bravi, poi devo dire che per fare un buon ricevitore sono indispensabili due cose: un buon q.b. ed una linea d’attacco che gli concede il tempo di lanciarti. La figura del receiver è solo il terminale di un’azione corale che nasce sulla linea al muoversi del pallone e termina con la fischio dell’arbitro. Io posso solo dire grazie ai miei compagni di squadra che me lo hanno permesso. Poi non nego che ho lavorato molto per migliorarmi; non ultima un’interessante esperienza americana presso il Glendale Community College di Phoenix.
Quanto ha inciso la tua preparazione specifica negli Stati Uniti ?
Tantissimo. In Arizona ho lavorato duro, soprattutto sulle tracce e sul timing con i qb. Poi ho costruito le basi anche per una buona preparazione fisica. E’ in America che ho affinato tutte le tecniche di allenamento personale, già peraltro conosciute benissimo anche in Italia, ma effettuate in mezzo a questi grandi atleti USA tutto sembrava più semplice, anche gli allenamenti ad oltre 40° di temperatura. Che bello !!
Quindi dall’Italia agli Usa per poi tornare nei tuoi Warriors ?
Certo; è qui che posso valorizzare la mia carriera sportiva, tra gli amici ed il grande pubblico guerriero. Negli Usa il titolare del mio ruolo ora gioca per uno dei primi College di 1° divisione; io forse farei fatica ad essere il water boy in quel mondo. Poi l’America resta pur sempre una bellissima occasione; sono stato fortunato, ho avuto l’opportunità di provarla, adesso la mia vita è a Bologna….. Oh, ma se per caso mi chiamassero io ci tornerei !
Nel campionato 2012 che statistiche hai prodotto ?
Discrete. Nella sola regular season 76 punti segnati e 1013 yards guadagnate tra lanci e ritorni.
Chi è il tuo ricevitore italiano simbolo ?
Giocare nei Warriors è un privilegio, essere un ricevitore è un onore, soprattutto quando hai due signori al fianco che si chiamano Mario Panzani e Marco Piva, che assieme a me e a Walter Peoples, hanno costruito il “4P Power “, il potere delle 4 P, senza naturalmente dimenticare anche Mazzoni e Zaccarelli ai quali manca la P, ma non certo l’abilità. Basta respirare dove respirano Panzani e Piva che subito diventi un receiver; quindi sono loro i miei fari illuminanti.
Allora, complimenti e buon lavoro per il futuro
Grazie.











