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12/01/2021

GIOVEDI' 14 GENNAIO 2021 I WARRIORS COMPIONO 40 ANNI

Ridendo e piangendo, vincendo e perdendo, ma il tutto sempre con una rinnovata passione ed entusiasmo, i WARRIORS hanno raggiunto questo traguardo.
Quaranta anni fa, quella semplice volontà di intraprendere una cosa nuova nel panorama sportivo bolognese non si immaginava neanche lontanamente che sarebbe stata in grado di generare tante emozioni.
Uno sport nuovo, così differente dalla mentalità di un pubblico italiano devoto al calcio (e ci mancherebbe che così non fosse) e, per di più, in una città che già rappresentava la capitale del basket italiano.

"Rimarrà un gioco per pochissimi, un club che nasce già chiuso in partenza" dicevano quelli del bicchiere mezzo vuoto; "ma forse ci sono dei ragazzi che hanno voglia di fare qualcosa di nuovo anche se veramente così complicato da capire" affermavano quelli che il bicchiere lo vedevano mezzo pieno.
Ed in mezzo c'erano quei pionieri che ci stavano provando e che, proprio ad iniziare in casa loro, cercavano di giustificare alle mamme più preoccupate perchè si fossero mai messi in questa strana avventura.

"Ma va là, studia bene che è meglio e, se proprio vuoi fare dello sport, vai ben a nuotare che tiri su due spalle che dopo vedrai..... invezi ed ciaper dal bot" raccontavano le famiglie dei Padri Fondatori.

Da quel giorno di acqua ne è passata tanta sotto i ponti e ad ogni crisi del football ha sempre corrisposto una prova di carattere verso un possibile rilancio di questa disciplina e di questo strano marchio agonistico di Bologna dalla testa di un guerriero con un elmo alato.Tante nuove conoscenze, tante amicizie, tante esperienze di business condiviso sono nate tra i partecipanti così come anche tanti amori con le ragazze che frequentavano il Team.
E poi i ritrovi della Bologna after practise, quando dopo gli allenamenti si andavano a mangiare i panini al Marabù in Santo Stefano oppure alla Frasca o in tante altre parti della città.

Poi, i primi ragazzi sono diventati uomini, alcuni dei quali sono rimasti a dare una mano alla crescita delle nuove leve, altri hanno sensibilizzato i figli a provare questo sport e molte delle stesse mamme sono diventate, al contrario di quelle della prima generazione, delle promotrici di queste esperienze.
Ci si fa male? Sarebbe falso dire che è come giocare a scacchi, ma già da nanni il football americano ha introdotto delle tecniche di gioco e dei materiali talmente protettivi che il rischio infortunio è drasticamente calato. Nessuno oggi dei vecchi giocatori porta i segni di questa avventura con l'orgoglio dei Marines americani in guerra, ma neanche ha il minimo rimorso di averlo fatto e di essere stato un Guerriero di Bologna, magari anche solo per una partita.

I Blue, come a molti piace definirli, sono nati nel millennio scorso ed oggi sono ancora qui a cercare di far tornare Bologna leader di una disciplina piena si valori, soprattutto per i più giovani.
Bisognerebbe parlare con molte famiglie degli attuali under dai 13/14 anni in su per capire cosa succede dentro un ragazzo che si appassiona ad uno sport. E la grande famiglia guerriera non fa eccezione.
A tutti noi piace immaginare che chi sia stato un Warrior se lo possa ricordare per tutta la vita. Ecco perchè ci servono altri quaranta anni di tempo per continuare a scrivere questa fantastica storia.

I Carpanelli Warriors edizione 2021 aspettano tanti nuovi ragazzi per rinforzare il gruppo e per continuare a gridare Go Warriors Go Blue !!

Ufficio Comunicazione Carpanelli Warriors Bologna

01/01/2021

WARRIORS BOLOGNA : un ragazzo di 40 anni orgoglioso di essere bolognese

4° ed ultima puntata : lo Spirito Guerriero

E così, dopo aver ricordato il giorno della nascita ufficiale dei Warriors, delle difficoltà di reperire i materiali e di qualche curiosità relativa alla prima partita giocata, la chiusura del nostro percorso di avvicinamento al compleanno guerriero si riferisce a qualcosa di più intimo e parla di quel sentimento che permane nell'animo di coloro che, ad ogni titolo, per un momento della loro vita, hanno incrociato i propri destini con quelli dei ragazzi Blue.

Per fare un lavoro fatto bene sarebbe stato opportuno chiamare ad uno ad uno tutti i protagonisti e farsi raccontare direttamente da loro aneddoti e/o ricordi di tante giornate passate insieme sia dentro che fuori dai campi di football di mezza Italia.
Purtroppo, per questa occasione, non è stato possibile realizzarlo (chissà se ci sarà qualcuno che vorrà/potrà farlo in futuro).
Oggi ci limitiamo a ricordare in maniera più generale quello che una storia sportiva è stata in grado di costruire e del perché alla fine, come avviene spesso nei migliori copioni dei film che parlano di sogni da realizzare, il significato di questa storia nel suo complesso ha superato il valore dei singoli attori che l'hanno scritta.

Tutti sanno che in qualsiasi organizzazione c'è sempre una leadership che conduce il percorso verso il raggiungimento dell'obiettivo prefissato, ma ricordando i primi quaranta anni dei Warriors solo chi li ha vissuti in prima persona forse può ben comprendere che nulla sarebbe stato possibile solo grazie al lavoro dei migliori interpreti da soli.
Dietro ogni piccola o grande leadership c'è sempre stato l'impegno di un gruppo; dietro ad ogni touch down di un giocatore c'è sempre stato il lavoro di tanti e non solamente di quelli in campo.
Questo lavoro comincia già molto prima rispetto all'inizio della partita, ossia da quando, mesi prima dell'evento, qualcuno pensa a cosa si deve fare per creare un Team vincente.
Se poi da quel progetto nascono business o chissà quale tipo di successo, forse importa anche un po' meno. Quello che realmente conta è che sia stata condivisa ed intrapresa una strada con l'intento comune di realizzarla.

Così è per molti sport, lo sappiamo bene, ma chi ha vissuto il percorso guerriero sa a cosa ci riferiamo; al nostro mondo pieno di passione, alle tante serate passate a sognare a cosa avremmo potuto fare e a cosa saremmo potuti diventare se qualcuno avesse creduto in noi.
Ebbene, nei Warriors Bologna, oltre ai giocatori, ha creduto anche una intera città: la nostra Bologna, già così piena di basket e calcio, ma dal cuore così grande da aver posto anche per il football americano, naturalmente dalla parte più blu, quella venosa, per intenderci.

In tanti anni di passione ed impegno certe volte ci siamo lamentati della scarsa attenzione dei media, del precario stato dell'impianto di gioco, dello scarso interesse degli sponsor e così via, per poi accorgerci che i giornali, la radio e la TV parlavano di noi quando avevamo veramente qualcosa da raccontare, che il nostro campo, quello della Terra degli Elfi Guerrieri, probabilmente tra i meno belli d'Italia, era però anche quello dove le altre squadre volevano venire a giocare perché il football, da noi, si vive al 100% sia sul terreno di gioco che tutto intorno grazie ai nostri fantastici tifosi, che i Warriors possono costantemente contare sull'amicizia di un gran numero di partner commerciali che vogliono abbinare il proprio logo a quello del guerriero dal casco alato, e lo fanno con l'orgoglio di appartenenza che li rende un po' guerrieri anche loro.

Tutto questo è un po' lo Spirito Guerriero, riservato da Bologna alla nostra storia e che la città ci riconosce con lo stesso orgoglio con cui noi la rappresentiamo quando viaggiamo da Palermo a Bolzano, da Torino a Trieste.
E poi é vero; a volte si vince, a volte si perde, ma sempre nel nome della nostra Terra.
Molti giocatori sanno bene cosa significa rientrare la mattina presto del giorno dopo la partita in trasferta, magari all'ora dell'alba e vedere il profilo di San Luca che li aspetta. Dal colle Bologna non ti chiede se hai vinto, ma ti dice soltanto grazie per aver fatto del tuo meglio per rappresentare la città.

Ed è lo stesso grazie che noi diciamo a Bologna per averci fatto nascere, averci cresciuti e sostenerci ancora oggi che avremmo così tanta voglia di tornare in campo ma la situazione non ce lo consente ancora.
Ma quando arriverà quel giorno, saremo prontissimi ad urlare il nostro Spirito :

Go Blue Go Warriors

14 gennaio 2021 - I Warriors compiono 40 anni

27/12/2020

WARRIORS BOLOGNA : un ragazzo di 40 anni orgoglioso di essere bolognese

3° Puntata : la prima partita di football a Bologna

La storia continua.
Dopo qualche mese di allenamenti e ricerca materiali tecnici, la fama dei neonati Alfheim Warriors era in sensibile aumento.
Ad ogni seduta, grazie ad un costante passaparola, nuovi ragazzi arrivavano per capire di cosa si stesse parlando. Il football americano sembrava diventato quasi un'attività alla moda.
Da ogni parte di Bologna ed anche dalla provincia, nuove leve erano pronte per iniziare a giocare a football, ed in qualche caso, anche a cercare il contatto fisico. Non era certamente questa la filosofia che i più "esperti" (si fa per dire) cercavano di divulgare; ma a pensarci bene, se poi alla fine la gente arrivava da sola anche con qualche idea non esattamente corretta, ma in fondo poco male; non si dice a volte che il fine giustifica i mezzi?

E così verso aprile, complice la primavera e il continuo battage pubblicitario di ogni singolo giocatore, il gruppo era composto da una quarantina abbondante di presenze in campo.
E fu a questo punto che fu presa una decisione forse un po' pazza, ma dalla quale scaturì poi la storia della società. Bisognava organizzare una partita di football !
Si procedette come si fa per la valutazione della realizzazione di un vero progetto imprenditoriale.
Per prima cosa bisognava analizzare le risorse a disposizione:
- i giocatori - ok
- le attrezzature - ok (quasi per tutti)
- i palloni - ok
- il campo - NO
- gli avversari - NO
- la conoscenza esatta delle regole - NO (ma non era così fondamentale, tanto le conoscevano in pochi)
- la consapevolezza di come si organizzava una partita - assolutamente NO.
I giocatori si guadarono negli occhi prima di decidere se intraprendere questa iniziativa o magari rimandarla a tempi migliori.
Sì, no, forse, ma se, però, la decisione fu combattuta. Poi alla fine ci fu una cosa che fece scattare la scintilla: il Team aveva un pallone vero, quindi, forse anche in onore di questo prestigioso elemento, alla fine si decise di giocare.

Per prima cosa fu deciso di fare pubblicità dell'evento, e la locandina ne è la prova. Ma contro chi giocare? Si stava già giocando a Milano, a Torino e a Ferrara. Però affrontare un team più esperto, avrebbe potuto significare anche andarsele a cercare un po' le "sfighe". Il battesimo doveva anche essere l'esaltazione del progetto guerriero. Iniziare con una sconfitta ?? No, non era il caso.
Allora perché non organizzarsela al proprio interno tra attacco e difesa ? Idea fantastica, della serie, poca spesa, molta resa !
Per fare due squadre, però, ci volevano due divise, o almeno due maglie per differenziare le formazioni. I Warriors ne possedevano solo una quella mitica bianca con numeri blue della Champion reperita a Carpi. Ma che problema c'è? L'attacco gioca con la maglia vera, quella bianca e la difesa con quella rossa di allenamento. Perché questa scelta ?
Ora per chi non è un po' dentro al football, è necessario specificare che, forse ancora oggi, c'é chi considera la formazione dell'attacco la star del Team mentre quella della difesa quasi come un complemento. Ma gli americani, che questo sport lo hanno inventato, sanno perfettamente che in realtà l'attacco serve a vendere i biglietti e la difesa a vincere le partite.
Fu così che già dall'inizio della sua storia, la difesa bolognese si dimostrò più accondiscendente lasciando l'onore dello spettacolo agli "attacchini", ma gestendo meglio l'organizzazione dell'incontro.
Ma dove andare a giocare? E qui vennero in aiuto alcuni personaggi della Bologna sportiva. Alla fine la Real Ghinelli, una società sportiva che gestiva il campo scuola del Baumann, fuori S.Donato, fu così cortese da mettere a disposizione l'impianto per questo particolarissimo evento. Quindi, Alfheim Warriors Bologna contro New York (era scritto sulla maglia rossa) Real Ghinelli, ebbe luogo domenica 31 maggio 1981 alle 16:30.

Quanti aneddoti su questo confronto. Per questione di tempo, ne riportiamo un paio.
Un cosiddetto esperto, disse che in America gli atleti da bordo campo parlavano attraverso delle cuffie speciali con gli allenatori sulle tribune che impartivano loro gli assegnamenti più idonei in base alla situazione sul terreno di gioco. Verissimo ed utilissimo, ma quei Warriors non avevano né cuffie, né tantomeno allenatori in grado di andare sulle tribune a dare consigli.
"Nessun problema - disse Renzo, uno dei ragazzi - io ho un sacco di vecchie cuffie da stereo e tanti cavi. Li porto per fare un po' di scena."
Molto bene, quella domenica pomeriggio, a bordo campo, c'erano chilometri di fili in mezzo alle scatole di tutti; ognuno con una cuffia in testa (speriamo almeno senza il casco sotto) a far finta di parlare e fare gesti convulsi con, in realtà, assolutamente nessuno, visto che queste attrezzature neanche erano collegate. Però il colpo d'occhio fu di quelli da show business americano. Alcuni commenti positivi del pubblico furono proprio su queste tecniche sopraffine.

Circa il risultato finale, di cui ancora oggi qualcuno parla con qualche dubbio, dopo la prima metà a reti inviolate, come si dice nel calcio (d'altronde già dai primi vagiti della storia guerriera la difesa era sempre più forte dell'attacco) solo nella seconda parte, un lancio completato da Simon su Stefano consentì agli Alfheim Warriors di andare in touch down, complice un plateale tuffo nel vuoto (tipo placcaggio sbagliato) di Pellegrino che decise, più o meno da solo, di far vincere quelli che avevano almeno il nome dei Warriors e non di New York. Senza questa strategia, oggi forse saremmo ancora lì agli Over Time.
E il pubblico? Le piccole tribune del Baumann erano stracolme di gente come mai i gestori avevano visto per altre manifestazioni.

Bologna, ancora una volta, aveva dato i natali ad una fantastica avventura sportiva sotto il suo patrocinio ........ Petroni, ti propri gran, cantava Dino Sarti.

14 GENNAIO 2021 - I WARRIORS COMPIONO 40 ANNI

22/12/2020

WARRIORS BOLOGNA : un ragazzo di 40 anni orgoglioso di essere bolognese

2° Puntata : l'equipaggiamento tecnico

Per quanto il football americano sia uno sport meraviglioso, pieno di valori e di passione, purtroppo ha un grosso problema: l'onerosità ed il reperimento dell'attrezzatura tecnica di gioco.

Negli anni '80, reperire il materiale necessario per le partite in Italia era quasi impossibile. Chi possedeva qualcosa, generalmente, o era stato negli States, oppure aveva un parente o un amico in grado di poterlo trasportare.
Finchè si trattava di una maglia o di un pallone, la cosa era ancora possibile, ma avete un'idea di cosa poteva significare trasportare in aereo un casco od una spalliera? Mica si potevano sgonfiare.
Quindi, per quasi tutti i primi praticanti, gli allenamenti erano sostenuti solo con una classica tuta sportiva e niente di più.
Ma anche in questo caso, venne in soccorso il QB, presidente, ideatore ecc...., il mitico Antonio Simone, per tutti Simon.
Probabilmente da Ferrara, o non sappiamo bene da dove, con lui arrivò il pallone da football, quello vero.
Che strana cosa. A parte il fatto che erano più i bitorzoli sparsi in superficie che i punti della cucitura, qualcuno dei più "esperti" confermò che i palloni erano fatti proprio così (bhò!); ma tanto non c'erano problemi di grandi smentite, nessuno ne aveva mai visto uno prima, la gente iniziò a lanciare questa strana palla che andava dappertutto tranne che nella direzione desiderata.

Ma quanto è lungo questo pallone, domandò qualcuno? Mah, all'incirca saranno una trentina di centimetri, quasi come un piede di un ragazzo normale. Infatti si chiama FOOTBALL (piede/palla) disse qualcuno, immaginando di fare una battutaccia. Verissimo. Fu così che i primi guerrieri impararono che il loro amato sport si chiamava in questo modo perchè, in USA, il foot (o piede) è una misura specifica di circa 30 cm. e che dava anche il nome allo sport indicandone il significato: lo sport della palla lunga un piede. Grande !

Ma gli helmets e le shoulder pads, che poi altro non erano che i caschi e i paraspalle, dove si trovavano?
A Milano naturalmente, dove si trova tutto. Nel centralissimo Corso Venezia, vicino a S.Babila c'era un negozio sportivo che vendeva l'equipaggiamento da football: Brigatti Sport.
E fu così che una rappresentanza dei guerrieri partì, con un po' di soldi in tasca raccimolati tra alcuni giocatori, alla volta di Milano.

La storia ci racconta che, almeno in uno dei vari viaggi, l'equipaggio era composto da tre ragazzi compreso Daniele accompagnato dalla meravigliosa figlioletta Elisa di pochi anni.
I tre, effettuati gli acquisti, portarono fuori dal negozio una pila di spalliere in attesa dell'arrivo dell'auto per caricarla nel baule.
Lungo l'elegante marciapiede, passarono una signora con il figlio di circa 10 anni, che chiese alla mamma: "Mamma cosa sono queste cose?" e la signora, con un tono sommesso di voce, rispose "sono delle cose che si mettono sulle spalle dei bambini che non camminano bene ed hanno la schiena storta".
I tre ragazzi, ammutoliti dalla risposta della madre, rattristati dalla situazione, caricarono il materiale e partirono per rientrare a Bologna in silenzio.
Fino a quando Daniele urlò: "Cavolo , ma dov'è l'Elisa ??".
Era rimasta dentro uno scatolone all'interno del negozio giocando beata senza accorgersi di nulla. Nessun problema, brusca retromarcia e via a riprendersi quanto dimenticato ....... ma almeno le attrezzature erano salve !

Al primo allenamento successivo all'acquisto, i ragazzi iniziarono ad indossare le spalliere; metà erano al contrario, e l'altra metà non sapeva come chiuderle, ma l'importante era che i Warriors avevano fatto un ulteriore passo in avanti verso la Storia.
Piano piano arrivarono anche i primi caschi, ognuno di un colore diverso perchè così se ne trovavano in giro.
E da qui un'altra domanda che poi ha contraddistinto un aspetto della storia guerriera: smettiamo di sembrare Arlecchino e decidiamo un solo colore per i futuri caschi.
Blu, bianco, grigio... alla fine vinse il bianco perché qualcuno era a conoscenza di una partita di elmetti in arrivo a Lugano tutti bianchi.
E così, via per la Svizzera alla caccia di nuove avventure.

In qualche mese la Banda Bassotti guerriera si trasformò in una sorta di Team anche dal punto di vista di vista dell'abbigliamento tecnico.
Ed un'altra pagina di storia era stata scritta.

Bologna 14 gennaio 2021 - I Warriors compiono 40 anni